Written by Aki59

ESSERE FELICI

ESSERE FELICI

Essere felici, oggi, sembra un controsenso… Sembra proprio che una persona “felice” non abbia la giusta sensibilità verso tutti i problemi che ci circondano, dal terrorismo alla crisi economica, alla violenza e alla volgarità dilaganti, dall’esodo di molte popolazioni ai problemi del clima, e avanti senza fine… Chi è felice, sereno, soddisfatto, da adito a un paio di considerazioni: o se ne frega del mondo e degli altri o è un pazzo… perché solamente con un robusto paraocchi (e paraorecchie, e a breve paranasi, cioè maschere antigas…) si può far finta di non vedere quel che ci circonda.

Di chi è la colpa di questa incredibile aberrazione collettiva? La globalizzazione? La tecnologia? L’informazione? Sicuramente questa trasformazione sociale ha il suo prezzo da pagare, e come tutti i grandi cambiamenti avrà le sue vittime sacrificali. Però dobbiamo prestare molta attenzione (parlo a chi ha consapevolezza) alle possibili direzioni di tali trasformazioni.

In un certo senso, allo stato attuale, si potrebbe affermare che l’umanità ha già perso: la corruzione sempre più dilagante, la violenza domestica e sociale, la sfiducia reciproca fra vicini e lontani, il sospetto verso le popolazioni diverse, il restringimento emotivo della nostra nuova “solitudine sempre connessa”, più in generale la non-accettazione, la paura dell’altro, e più di ogni altra cosa l’accettazione rassegnata che così è il mondo, così è la vita, “nascita sofferenza dolore e morte”, la nostra terra una terra di lupi, di animali selvaggi che bramano potere, lotta e sangue, e non di uomini e donne normali, semplici, che fanno bambini e diventano vecchi serenamente, giorno dopo giorno, alba dopo alba, dentro il nostro meraviglioso pianeta.

Oggi l’unica nostra certezza è l’incertezza. Ogni cosa è stata trasfigurata in maniera oscura, retrograda, sembra quasi di essere in un altro medioevo di isolamento culturale, di tenebre spirituali, e di aumentata incomunicabilità.

Ritengo che il successo spropositato di una saga mediocre come quella di Harry Potter sia dovuto in gran parte alla necessità di evasione dalla nostra realtà contemporanea. Questo, ovviamente, è comprensibile nei bambini, un po’ meno in quegli adulti che hanno sdoganato la bacchetta magica inseguendo barlumi di infanzia e desideri di onnipotenza adolescenti. Vogliamo deciderci a crescere un po’? Invecchiare è bello. Non restiamo eterni bambini e bambine dalla pelle liscia. Impariamo di nuovo ad amare le nostre rughe, le nostre imperfezioni e la nostra saggezza, se l’abbiamo adeguatamente cercata, come hanno sempre fatto i nostri antenati.

L’aspetto “commerciale” della vita ha preso il sopravvento in ogni argomentazione e diversificazione dell’esistenza, finanche nell’arte che, per definizione, è “libera”… Non esiste più la musica, esiste il prodotto, il pezzo, il tormentone che si sente e che si vende in tutto il mondo, in genere canzonette orecchiabili e più o meno sentimentalmente indugianti alla malinconia… Non esiste più il libro che ti fa pensare, che ti fa meditare sui significati profondi dell’umanità (oh nuovi Nietsche, oh nuovi Platone, dove siete finiti, lo so, vi nascondete, avete vergogna ormai dei vostri pensieri di libertà…), esiste il prodotto, esiste Harry Potter, il “maghetto”, e poi i film, i miliardi di dollari, l’unico significato di questa umanità rincoglionita.

Allo stesso modo, i computers e gli smartphones (oh, essenziali, per carità…), così come fa il denaro, monopolizzano molti tipi di azione, letteralmente “divorando” altri oggetti che servivano e servono a fare cose diverse: dunque spariscono le penne, i telefoni fissi, le macchine fotografiche, le telecamere, il tempo che dedichiamo al gioco… il gioco… i giochi… è diverso giocare come si è sempre giocato e come si gioca oggi. Sembra tutto più chiuso, giochi vagamente opprimenti e nevrotici, claustrofobici… ah, quei bei giochi all’aperto, stupidi e innocenti, che non vogliono ammazzare nessuno… che vogliono far fluire il tempo gioiosamente, insieme, tocchiamoci sì, ascoltiamo i nostri odori… i giochi virtuali di oggi ci chiudono in una stanza anche quando la stanza non c’è, ci isolano nella nostra rabbia che dobbiamo stemperare uccidendo, investendo pedoni, facendo guerre e ottenendo conquiste sanguinose e sanguinarie… a che gioco stiamo giocando? Le cose belle della vita non accadono davanti a uno schermo… Il tempo dell’evasione passiva è finito. Non c’è più spazio per la televisione così come è strutturata…

Nietsche affermava che quando lo scopo fosse diventato soltanto un effetto, l’umanità sarebbe stata prossima alla sua fine…

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